50 sfumature di Intolleranza al Lattosio


























Si sente spesso parlare di intolleranza al lattosio, ma che cos’ è realmente?
Per intolleranza al lattosio si intende una reazione anomala dell'organismo ad una sostanza estranea (es. LATTOSIO), non mediata dal sistema immunitario. L'intolleranza alimentare è determinata da una carenza di enzimi digestivi, o da meccanismi farmacologici o tossici.
Assolutamente diverso dal concetto di ALLERGIA ovvero una reazione esagerata del sistema immunitario.
Essere intolleranti al lattosio significa convivere con numerosi fastidi e disturbi che non determinano però un rischio grave per la salute. Diverso invece è essere allergici in quanto il minimo contatto con l’alimento può provocare reazioni esagerate del SISTEMA IMMUNITARIO tra cui: nausea, vomito, gonfiore, difficoltà respiratoria, shock anafilattico e addirittura morte.
I sintomi più comuni dell’intolleranza al lattosio sono: diarrea, gonfiore addominale, dolore addominale, nausea e vomito, senso di pienezza, flatulenza. Invece quelli non comuni sono: mal di testa, dolori muscolari, dolori articolari, ulcere della bocca, sintomi urinari e perdita di concentrazione.
Ma questa malattia da che cosa può essere causata?
Essere intolleranti al lattosio significa in poche parole essere carenti di enzima lattasi. Tale carenza impedisce l’idrolisi del lattosio in componenti più semplici: glucosio e galattosio.
In modo schematico possiamo dire che le cause principali di “CARENZA” di enzima lattasi sono 4:
CARENZA PRIMARIA: (+ comune) l’enzima lattasi diminuisce con il passare degli anni.
CARENZA SECONDARIA: la mucosa intestinale presenta delle lesioni causate da malattie infettive, infiammatorie o di altro tipo. La carenza di enzima lattasi si instaura in un secondo momento ad esempio in caso di gastroenterite, celiachia, malattia di Crohn, colite, chemioterapia e terapia antibiotica.
CARENZA CONGENITA: (rara) si ha una diminuzione o un’assenza di attività dell’enzima a causa di una malattia ereditaria autosomica recessiva. Questo significa che si presenta in una condizione di omozigosi, pertanto si ha la manifestazione certa di quello specifico carattere, infatti si manifesta già nel neonato dopo la prima ingestione di latte.
CARENZA NELLO SVILUPPO: si sviluppa nei bambini prematuri in quanto l’intestino risulta sottosviluppato, ma tale condizione migliora con l’aumentare dell’età.
Come possiamo diagnosticarlo?
Attraverso test diagnostici specifici. I più comuni sono:
Il BREATH TEST (test del respiro): questo test misura il contenuto di idrogeno del respiro dopo l'ingestione di lattosio. Il test è positivo per il malassorbimento del lattosio se il valore dell'idrogeno post lattosio aumenta> 20 ppm rispetto al basale.
Il TEST di acidità delle FECI: il lattosio non assorbito viene fermentato dai batteri del colon in acido lattico che abbassa il pH delle feci.
Il TEST ematico dell’intolleranza al lattosio: questo test determina l'assorbimento del lattosio dopo l'ingestione di un liquido contenente lattosio. I campioni di sangue vengono prelevati ogni 2 ore per verificare i livelli di glucosio nel sangue. Il mancato aumento dei livelli di glucosio nel sangue può indicare intolleranza al lattosio.
BIOPSIA dell'intestino tenue: questo test viene eseguito raramente in quanto è invasivo. È indicato solo per escludere cause secondarie di intolleranza al lattosio.
Oppure si può eseguire il TEST GENETICO:
Il test si può eseguire su sangue o su tampone buccale che indaga la presenza della variazione del gene LCT. Il difetto genetico consiste nella sostituzione di una timina (T) con una citosina (C) nella posizione -13910 della regione regolativa del gene della lattasi. Se questa mutazione è presente allo stato omozigote si ha una totale deficienza dell’enzima lattasi con conseguente impossibilità di digerire il lattosio.
In individui eterozigoti invece la riduzione del 50% nel livello di attività della lattasi è normalmente sufficiente a garantire la digestione del lattosio.
Ma perché ve ne parlo? Io stessa sono intollerante al lattosio e per quanto uno possa aver studiato e aver qualche conoscenza forse in più in merito, ho passato come tutti un periodo di sconforto. E forse un dialogo più personale vi può aiutare a capirci qualcosa in più e a superare un eventuale disagio.
Il mio umore era sempre a terra, ero sempre stanca e per di più quando iniziai a lavorare persi un sacco di chili senza motivo apparente. Mangiare mangiavo tantissimo e più mangiavo e più le feci erano non formate e più dimagrivo. All’inizio un chilo in meno faceva anche piacere poco dopo iniziava ad essere al quanto preoccupante. Non stavo bene ed ero “magrolina”. Erano anni che convivevo con il mal di pancia e i borbottii, ma non avevo mai perso così tanti chili. Fin da piccola evitavo il latte, infatti il cappuccino alla mattina era un tabù e il solo sentirne l’odore mi dava il volta stomaco. A questi squilibri intestinali si associarono gonfiore, malessere e anche la cistite! Andai dal medico e per primo mi fece fare gli esami per la celiachia e poi di testa mia feci il BREATH TEST per valutare un’eventuale intolleranza al lattosio e malassorbimento intestinale. L’esame per la celiachia era negativo fortunatamente allora mi recai presso il centro più vicino e prenotai l’esame.
Come vi ho già detto precedentemente, per diagnosticare un’eventuale intolleranza al lattosio è possibile recarsi anche in autonomia nel primo centro più vicino per effettuare il BREATH TEST. L’esame è di facile realizzazione e ha poche controindicazioni, la nota negativa è che è a pagamento (25-30 euro) e dura circa 4 ore. L’esame si può effettuare come screening anche senza impegnativa dal medico, ma quando ci sono alcuni fattori tra cui dimagrimento repentino e malessere con diarrea profusa è bene sempre consultare il medico o uno specialista. Alcune farmacie danno la possibilità di fare un esame generale riguardante le intolleranze alimentari, ma il BREATH TEST al momento è il più sicuro e scientificamente validato per diagnosticare l’intolleranza al lattosio.
Ogni ospedale o centro ha un protocollo specifico di preparazione all’esame, pertanto è bene procurarsi il foglio di preparazione e la dieta che bisogna effettuare il giorno prima. A partire da una settimana prima non si possono prendere antibiotici o fermenti lattici, inoltre si ha una dieta da rispettare.
Nel mio caso…
Il giorno prima dieta ferrea, niente verdure assolutamente, ma 3 biscotti e un té per colazione, un manciata di riso bianco a pranzo e una fettina di pollo o di pesce alla sera.
Stavo per sbranare il tavolo il mattino successivo. Mi presentai a digiuno alle 8 a fare l’esame. Mi fece soffiare in un sacchetto. Poi mi diede una bevanda al lattosio e ogni 30 minuti soffiavo in un altro sacchetto. Ogni 30 minuti per 4 ore.
A mezzogiorno l’esame era finito. Per fortuna non ebbi chissà quale mal di pancia, anche perché non capivo se potesse essere la fame o il lattosio. Dopo due ore, l’alito era caldo e avevo in bocca una sensazione strana. Avevo capito benissimo che ero intollerante al lattosio, ma dovevo avere la conferma.
Due settimane dopo mi arrivò il responso ed era positivo.
Una volta che ti viene diagnosticata l’intolleranza al lattosio, cosa bisogna fare?
Una volta che ti viene diagnosticato malassorbimento del lattosio è bene:
Togliere qualsiasi alimento e/o bevanda contenente lattosio per circa 3-9 mesi! L’ideale è farsi seguire da un nutrizionista per avere una dieta bilanciata e personalizzata.
Può essere utile ad esempio un depurativo del fegato per eliminare tutte le tossine.
Ad esempio io ho utilizzato il Resolutivo Regium un misurino diluito in acqua al mattino e ho aggiunto anche il Galium Heel in gocce, un medicinale omeopatico utile per la disintossicazione profonda e il drenaggio della matrice cellulare (30 gocce a stomaco vuoto una volta al giorno).
Terapia prolungata con probiotici.
Ad esempio io ho deciso di seguire il protocollo proposto dalla ditta Bromatech per ripristinare la flora batterica con: Enterelle, Bifiselle, Ramnoselle.
Si possono poi reintrodurre gli alimenti contenenti lattosio una volta a settimana con l’ausilio di enzimi digestivi.
Attenzione: Se si è intolleranti in FORMA PRIMARIA, quindi in forma GENETICA, gli alimenti contenenti lattosio devono essere esclusi dalla dieta in modo permanente.
Inoltre è bene sempre farsi seguire dal medico! Vi ho riportato il mio esempio, ma non è sempre uguale per tutti, il medico è l’unico che conosce le vostre terapie e possibili allergie!
Che cosa sono gli enzimi digestivi?
Gli enzimi digestivi si trovano in commercio come integratori o farmaci di lattasi che migliorano la digestione del lattosio, ma non curano l’intolleranza.
L’enzima lattasi è utile nella digestione del lattosio e permette di scomporre lo zucchero presente nel latte in due zuccheri più semplici: il glucosio e il galattosio. Grazie a questo “taglio” gli zuccheri possono facilmente essere assorbiti a livello intestinale.
In commercio ne esistono di tantissimi tipi, a prezzi diversi e con caratteristiche diverse. Io al momento ho testato sulla mia persona: Lacdigest, il Lactohelp e il SilactFast.
Lacdigest è un farmaco SOP, ovvero senza obbligo di prescrizione che può essere consigliato dal farmacista, ogni compressa contiene 2250 unità di tilattasi e si assume una compressa masticabile ogni 100 ml di latte fino ad un massimo di 12 compresse nelle 24 ore. Essendo un farmaco si può detrarre dal 730 aggiungendo il codice fiscale. Unico neo a mio avviso è il dispenser. Si apre molto facilmente e mi è capitato più volte di ritrovarmi tutte le compresse sparse nella borsa. (Circa 12-15€ per 50 compresse).
Il secondo che ho provato è un integratore Lactohelp che contiene 5500 FCC . Essendo un integratore non necessita di tutti i controlli che subirebbe un farmaco e quindi la sua messa in vendita e produzione e meno controllata. Il prodotto richiede 2 compresse 30 minuti prima del pasto contenente lattosio fino ad un massimo di 30 nelle 24 ore. Il dispenser è fatto molto bene, a mio avviso assomiglia molto a quella degli edulcoranti. (Circa 14-15€ per 40 compresse).
Ne ho provato ancora un terzo che si chiama SilactFast, è sempre un integratore e ogni compressa masticabile contiene 4500 UI di b-galattosidasi (lattasi), se ne consigliano una o due compresse prima di un pasto contenente lattosio fino ad un massimo di 4 al giorno. Essendo masticabile non ho molto apprezzato il gusto della compressa, le compresse sono sigillate all’interno di blister, pertanto la conservazione è migliore, il prezzo è più alto rispetto ai due precedenti (circa 18€ per 30 compresse).
Infine volevo condividere con voi, quali siti consultare?
Per trovare tantissime informazioni utili corrette e aggiornate è possibile consultare il sito dell’ Associazione Aili (Associazione Italiana Latto Intolleranti) la quale non sono mette a disposizione numerosissime informazioni, ma diventando socio puoi condividere le tue problematiche con altre persone che conoscono benissimo il tuo malessere.
Molto interessante è anche la cartina dei ristoranti e dei negozi che hanno aderito all’iniziativa “Senza Lattosio fuori Casa” . Se sei interessato a conoscere gli esercizi commerciali che hanno aderito all’iniziativa puoi consultare la mappa qui.
Quali pagine Instagram seguire?
Cercando qua e là sul social network Instagram ho trovato delle pagine molto interessanti tra cui @lea_no_lattosio che ha anche un blog approvato dall’associazione AILI. Chi scrive è Lea, un medico chirurgo che condivide con professionalità la sua esperienza e vita personale. Personalmente ho trovato utilissima la lista completa di “integratori di lattasi”.
Infine dal lato pratico ho trovato questo profilo @nonnapaperina curato da Tiziana Colombo, food specialist che pubblica giornalmente ricette facili da replicare a casa.
Ah, non è finita, anche io ho il mio asso nella manica, se ti interessa la mia torta di mele senza lattosio, clicca qui.
Fonti:
Talia F. Malik; Kiran K. Panuganti, Lactose Intolerance, Last Update: February 22, 2019.